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La Squilla di Lanciano a Natale




Una campanella posta sul campanile della Cattedrale della Madonna del Ponte. La sera dell’antivigilia di Natale, il 23 dicembre. Un’ intera ora di rintocchi che ogni lancianese sente in maniera viscerale quasi come la carezza di una mamma dalla quale è impossibile distaccarsi… soprattutto quando si è lontani.

E’ la Squilla di Natale, la tradizione più intimamente lancianese, gelosamente custodita nei quartieri storici della città e che già a pochi chilometri perde il suo significato. Un vero e proprio rito Sacro che rappresenta e riscopre ogni anno i valori della famiglia, la pace e i vincoli religiosi dai quali il Natale non dovrebbe mai prescindere a favore di un consumismo che sempre più fa di questa festa un contenitore vuoto e spesse volte triste.
Al rintocco della piccola campanella tra le 18.00 e le 19.00 la città si svuota…tutti corrono a casa, dagli anziani ai quali si rende omaggio baciando loro la mano e se non ci sono più si va a salutarli al cimitero. In questa occasione ci si scambia i doni e si cerca di riappacificarsi con tutti i membri della famiglia.

Una pratica devozionale vecchia di secoli, inaugurata da Mons. Tasso si reco in pellegrinaggio “a piedi scalzi” presso la chiesetta rurale dell’Iconicella, a 2 Km dal centro abitato, a simboleggiare il cammino dei pastori alla Grotta di Betlemme, dopo l’annunzio degli Angeli recitando preghiere a Gesù Bambino. Al ritorno al palazzo arcivescovile cessava il suono delle campane della città.
 
Oggi il rito si  svolge in maniera differente; si parte infatti da P.zza Plebiscito alle 16 in punto in processione, capeggiati dal Vescovo. Arrivati all’Iconicella, si sosta dinnanzi all’Icona cha raffigura la Vergine Maria con il Bambino, San Sebastiano e San Rocco, per poi ripartire alla volta della città. Alle 18 in punto parte il suono della “Campanella” a cui si uniranno tutte le campane delle chiese lancianesi, ed è a questo punto che ci si  ritira nelle proprie case.

Un tempo i negozi venivano chiusi, il silenzio creato per ascoltare la campanella era totale. Si chiamavano i propri figli lontani per far loro ascoltare il caldo rintocco, simbolo del calore della propria terra e della propria famiglia.

Vi vogliamo proporre la poesia di Cesare Fagiani prestigioso poeta dialettale lancianese:


 
La Squije di Natale

La Squije di Natale dure n'ora
eppure quanta bbene ti sumente!
Tè na vucetta fine, e gna li sente
pure lu lancianese che sta fore!

Ti vùsciche di botte entr'a lu core
nu monne ch'à passate, entr'à la mente
ti squaije nu penzere malamente
nche nu ndu-lin-da-li che sa d'amore.

Ve da na campanelle chiù cumune
eppure ti rifà gne nu quatrale,
ti fa pregà di core,'n ginucchiune.

Ugne matine sone ma nen vale
la voce de lu ciele, pé ugnune,
chi sa pecché! ... le té sole a Natale!

Allegrezza, ànema mia,
Che te chiama lo tuo Dio:
Allegrezza, ànema mia.

(Foto di www.olivierjules.com)

Michelle CapobiancoClara Labrozzi

Clara Labrozzi è nata e vive da sempre a Lanciano, splendida cittadina ricca di storia e tradizioni. Laureata in lettere e iscritta all’albo dei pubblicisti abruzzesi, collabora con diverse testate locali e nazionali. Addetto stampa presso la Curia dell’arcidiocesi di Lanciano-Ortona. I suoi studi sulla storia e le tradizioni locali le permettono di svolgere un lavoro di ricerca e documentazione della città di Lanciano, nonché l’elaborazione di un sistema di “icone” informative. E' stata responsabile del percorso archeologico di Lanciano e delle visite guidate attraverso i quattro quartieri storici, nonché docente di letteratura e storia dell’arte. Attualmente è capo redattore della testata on-line “Lancianonews.net”. Dal 2006 è sposata con Massimo ed è mamma felice di Ludovica e Vittoria, il suo più grande orgoglio.




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