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Anversa degli Abruzzi (L'Aquila): la storia


          

 


L'origine del nome di Anversa degli Abruzzi è molto dibattuta. Secondo l'ipotesi più verisimile, il nome del borgo deriverebbe dall'espressione latina "ad amnem versus", traducibile in "verso il fiume", in cui il fiume cui si fa riferimento è ovviamente il Sagittario. Nel corso del tempo, l'espressione, che indicava la posizione geografica del paese, ha subito una semplificazione naturale, che ha portato alla caduta della preposizione "ad " iniziale.

Una seconda ipotesi, che spiegherebbe l'origine del nome, invece, mette in connessione Anversa degli Abruzzi con un'altra località omonima presente nell'area campana e fondata dai Normanni. Questa ipotesi poggerebbe sul dominio normanno che il piccolo borgo abruzzese ha subito nel corso del Medioevo.

Non si hanno dubbi sulla specificazione "degli Abruzzi", che è stata aggiunta soltanto recentemente, nel 1927.

La storia di Anversa inizia molto tempo fa, già dall' età del Bronzo, come testimoniano le necropoli che sono state rinvenute nella zona. Nel periodo preromano, compreso tra il IX ed il IV secolo a.C., nell'area dell'attuale centro storico sorgeva un centro fortificato peligno con necropoli a S. Carlo - Fonte Curzio e a Coccitelle. Le necropoli testimoniano l'assetto sparso dei villaggi, che sono posti a diretto contatto con i campi coltivati. In particolare, la necropoli di Coccitelle si trova su una collina, oggi coltivata ad uliveti. Il nome della zona riassume la lunga esperienza dei contadini nello scoprire i resti umani sepolti.

Nel successivo periodo italico-romano, compreso tra il III ed il I secolo a.C., due piccoli villaggi sono ubicabili a S.Maria delle Fornaci (alla base del paese attuale) e sul Colle Arenale - Fonte del Biancone, con necropoli alla Cava di Rena.


Nell'Alto Medioevo, a partire dall'VIII - IX secolo d.C., l'area è interessata dalla presenza de monaci benedettini cassinesi e volturnesi con le loro "celle" di S. Cesidio in Bonaria a Valle Donica di Castrovalva, S. Maria in Flaturno ad Anversa  (ora S. Maria ad Nives) e S. Mercurio in Flaturno verso Casale di Cocullo.

La prima attestazione ufficiale di Anversa risale solo al 1150, all'interno del Catalogo dei Baroni normanno, compilato a seguito del censimento dei feudi e feudatari del Regno, ordinato dal re Ruggero ed aggiornato nel 1168. Qui, il castellum di Aversa Curiam è elencato con numerosi altri feudi, tra i quali Castro (Castrovalva), appartenente al Conte Simone di Sangro, uno dei più potenti del Regno di Sicilia ed esponente dell'importante famiglia normanna degli Avaleri.
Già a quel tempo il castello risulta essere sede di curia, ossia di tribunale per cause civili e criminali ed è tenuto a fornire al re, in caso di bisogno, tre militi a cavallo bene armati e alcuni fanti. Castrovalva, invece, era obbligata a fornire soltanto due militi.

Gran parte dei feudi che il Conte Simone possedeva vennero in seguito ereditati da Raynaldo de Aversa, della stessa famiglia di Sangro, che, avendo scelto il paese come sua residenza, aggiunse il toponimo gentilizio di Anversa. Sposò, quindi, la sorella del potente Tommaso, Conte di Celano.
Durante la rivolta di Tommaso contro l'imperatore Federico II, Raynaldo si schierò dalla parte di suo cognato. Fu così che, sconfitto Tommaso, anche Raynaldo perse tutti i suoi feudi che furono incamerati nel regio demanio. Soltanto dopo la morte di Federico II, nel 1250, i figli Rinaldo, Teodino e Berardo rientrarono in possesso dei beni pateni ed Anversa rimase al primogenito Rinaldo che assunse il titolo di Conte di Anversa.
Alla morte di Rinaldo, Anversa passò in eredità al figlio Gentile, che si distinse per i meriti acquisiti presso la corte angioina, come Cavaliere del Regno. Alla sua morte, avvenuta nel 1307, Anversa passerà alla sua discendenza, che ne resterà proprietaria fino al 1431.

Tra il 1431 ed il 1435, la contea di Anversa passò sotto la signoria del potente Giacomo Caldora e di suo figlio Antonio, che la tenne fino al 1463, allorché, ribellatosi al re Alfonso prima e a Ferdinando I d'Aragona poi, fu privato di tutti i suoi feudi, che tornarono al dominio reale, questa volta degli Aragonesi.

Anversa fu ceduta, insieme a Campo di Giove, Cansano e Villalago, a Nicolò di Procida, maggiordomo della casata aragonese, sotto il quale la Chiesa di S. Marcello venne arricchita del bel portale. 
La contea, che con alterne vicende rimarrà tale fino all'abolizione della feudalità (1806), passò al figlio Gian Francesco, che nel 1493 la vendette al Magnifico Giovan Vincenzo Belprato.

I Belprato furono Signori di Anversa fino al 1631. Si successero Gio Berardino, Gio Vincenzo II, Gio Berardino II, D. Carlo e Virginia, alla cui morte la dinastia si estinse e la contea passò al consorte Tommaso di Capua, Principe do Bocca Romana, famiglia che la tenne fino al 1715.
Casara di mecenati ed umanisti, i Belprato, che dimorarono ad Anversa, eressero la Chiesa di S. Maria delle Grazie; ampliarono ed abbellirono la Chiesa di S. Maria della Neve, con l'annesso monastero che donarono ai Padri Domenicani; costruirono gli edifici di mole inconsueta che si affacciano a Cavuto, detti "le Case dei Lombardi"; abbellirono il Palazzo; fondarono l'Accademia degli Addormentato, un ricettacolo di artisti e letterati che avevano ad Anversa il loro punto di incontro.

Tra il 1585 ed il 1588, nell'ampia cappella comitale annessa al palazzo, si celebrarono le nozze di D. Costanza, figlia di Gio Berardino II e Virgina Orsini, con il letterato napoletano Giambattista Manso, marchese di Villa Irpina e signore di Bisaccia, amico e protettore di letterati, tra i quali Torquato Tasso, che, per queste nozze, compose un sonetto ("In un bel prato, e tra i bei fiori e l'erbe").
Nel 1608, il Manso pubblicò alcuni dialoghi di cui uno intitolato L'Anversa, che, riveduto, venne ristampato nel 1620 col titolo Il Belprato.

Nel periodo rinascimentale dei Belprato - Orsini e, poi, dei Di Capua, Anversa fu sede di abili ceramisti (gentili, Di Cola, Ranalli, Pompei e Marcelli), che diedero vita a raffinate produzioni di ceramica invetriata a rilievo. Successivamente, i ceramisti anversani si dedicarono alla ceramica semplice di uso domestico, alla produzione di laterizi (pinciarie) con botteghe a S. Maria delle Fornaci e S. Vittoria.

Nel 1656, Anversa fu decimata dalla peste, che da Napoli si era diffusa rapidamente per tutta l'Italia centrale.

Nel 1706, Anversa subisce ulteriori danni a causa del disastroso terremoto, denominato "della Majella". Il castello venne praticamente distrutto, tanto che nel Catasto della Terra di Anversa datato 1754, esso viene descritto come "diruto e di veruna rendita".

Nel 1715, Anversa passò, per brevissimo tempo, al Principe di Scalea e, infine, ai Recupito, Marchesi di Raiano e Conti di Anversa, residenti in Napoli, che lo conservarono fino alla fine del feudalesimo, nel 1806.
I rapporti tra gli amministratori anversani ed i Recupito furono pessimi per la pretesa corresponsione annua di balzelli non dovuti, tanto che nell'ottobre del 1799, col vento della rivoluzione francese, gli anversani si ribellarono, rifiutandosi di pagare le tasse. L'insurrezione, che fece scalpore, così è annotata nel Diario Napoletano (dal 1798 al 1825) del professore universitario Carlo De Nicola, molto vicino alla corte: 
" Venerdì, 4 ottobre 1799. In un luogo di Abruzzo, feudo del Marchese di Roiano, per la esazione dei fiscali la popolazione si è posta sopra le armi, ha detto non voler riconoscere superiori, volersi governare da sé; il luogo è detto Anversa."


Nel 1817, con la riforma dello Stato di re Ferdinando I, Castrovalva, contando meno di 1000 abitanti, fu unita ad Anversa a partire dal 1° gennaio dello stesso anno.

Nel 1904, il mulino da grano ubicato nell'area delle sorgenti di Cavuto ed azionato dalle acque derivate dal fiume Sagittario, venne trasformato dalla società formata dalla proprietaria D. Filomena  Ricciardi, vedova Gatta, e dall'ingegnere Andrea Gentileschi, in centralina idroelettrica. Il 16 ottobre del 1905, in Anversa e Castrovalva, si accese l'illuminazione elettrica, soltanto 23 anni dopo la città statunitense di Filadelfia. 

Nel 1905, Gabriele D'Annunzio ambienta ad Anversa una sua celebre opera letteraria, La fiaccola sotto il moggio, che egli stesso definisce "la perfetta tra le mie tragedie".

Nel 1915, il borgo di Anversa fu ancora colpito da un nuovo terremoto, quello della Marsica, che causò numerosi danni, oltre la morte di due vittime. Cadde il soffitto a cassettoni in legno della Chiesa di S. Marcello, il soffitto a botte della navata centrale di S. Maria delle Grazie, il tetto di S. Maria della Neve e dell'annesso monastero.

La Piazza di Anversa in una foto d'epoca

Con il passare degli anni, Anversa degli Abruzzi viene abbandonato dai suoi abitanti. Con la chiusura delle numerose attività di un tempo, ormai non più redditizie, il paese conta sempre meno abitanti, fino a diventare un piccolo borgo con poche anime.

Oggi, Anversa degli Abruzzi è Comune indipendente della Provincia di L'Aquila ed è entrato a far parte della selezione dei "Borghi più belli d'Italia". Con il suo fascino, i suoi monumenti la sua natura, il paese attrae ogni anno numerosi turisti, stupendoli con una sensazione di "paura e selvaggio piacere" (secondo le parole pronunciate da Anne Macdonnel nel 1908). 





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