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Paganica (L'Aquila): il borgo e cosa visitare



 

Per chi arriva da L'Aquila ed è diretto ad Assergi, l'attraversamento del borgo di Paganica è d'obbligo. Paganica è sicuramente uno dei paesi più grandi del Comune di L'Aquila e con una lunga storia che inizia prima dell'arrivo dei Romani. 
La parte più antica del borgo, come molti paesi d'Abruzzo, è arroccata su una collina che domina una grande pianura, sulla quale sorgono, non lontano, i paesi di Bazzano, Onna, Barisciano. Su questa piana, Paganica ha sviluppato la sua parte più recente, espandendosi notevolmente rispetto all'aggregato originario, posto in posizione sopraelevata. Ancora una volta, dunque, soltanto una camminata attraverso le strette strade del borgo, risalendo verso la sua parte più alta e più antica, può svelare gli innumerevoli tesori che Paganica custodisce segretamente.
Paganica accoglie subito il visitatore con uno dei suoi gioielli più belli dal punto di vista architettonico. In Piazza della Concezione, nella parte più nuova del borgo, una piccola chiesa sembra osservare i passanti che giungono al paese. Si tratta della Chiesa della Concezione, definita dallo storico dell'arte Giannantonio "una della poche espressioni autenticamente barocche dell'architettura abruzzese", che richiama caratteristiche neo-borromiane. La chiesa fu costruita prima del XVI secolo, quando era soltanto una piccola cappella ad uso eclusivo del vicino Ospedale di San Giovanni Battista. Nella seconda metà del '700, la piccola cappella fu ampliata grazie all'opera della Confraternita dell'Immacolata Concezione di Maria Vergine, come si legge ancora scritto nell'iscrizione che corre lungo la facciata. L'aspetto della chiesa fu completamente modificato e la facciata assunse forme modulate, che alternano il concavo al convesso, con giochi di linee ondulate proprie del barocco, per terminare con un campanile a vela (facciate simili si ritrovano nelle chiese di altri borghi abruzzesi: Atri, Bisenti, Badia Morronese, Città Sant'Angelo, Cermignano, Civita d'Antino, Orsogna, Palena, Torricella Sicura). 
La chiesa, di pianta circolare, conserva al suo interno, in una nicchia dell'altare di marmo policromo, la scultura lignea della Vergine Immacolata. Le pareti sono decorate con stucchi e tele, che raffigurano Sant' Emidio, San Giovanni Battista e la Sacra Famiglia. Ai lati, due porte immettono in vani accessori della cappella, che un tempo dovevano essere destinati a funzioni ospedialiere. 
In seguito al terremoto del 2009, la Chiesa della Concezione è purtroppo inagibile ed è in attesa di ristrutturazione. (scheda tecnica)

La facciata della Chiesa della Concezione (prima del terremoto del 2009)


Proprio difronte la Chiesa della Concezione, sorge il bellissimo Palazzo Ducale, eretto durante la seconda metà del XVIII secolo per volere del Duca Ignazio Di Costanzo, che così intendeva celebrare l'acquisto del feudo di Paganica dalla duchessa Faustina Mattei Orsini, principessa Santacroce, nel 1753. 
L'opera, oggi conosciuta anche come "Palazzo delle suore", fu realizzata sul progetto dell'architetto Mattia Capponi e doveva completarsi con un giardino all'italiana, in cui si alternavano aiuole e gallerie di bosso, che purtroppo è andato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Oggi, quel palazzo resta lì, silenzioso e coperto da qualche ramo di edera, quasi immerso in un ricordo lontano, nel sogno di abiti dorati e del suono tintinnante di clavicembali ormai perduti, sonnecchiante in una nobiltà decaduta che non tornerà...

La facciata di Palazzo Ducale dei Duchi Di Costanzo (foto di Paganica.it)


Uno dei lati del Palazzo Ducale si affaccia su una delle piazze più importanti di Paganica, che da sempre, prima del terremoto del 2009, rappresentava uno dei maggiori luoghi di aggregazione del paese. Si tratta di Piazza Umberto I, dominata dalla facciata della chiesa più antica di Paganica, la Chiesa di Santa Maria Assunta. Le origini di questa chiesa risalgono almeno all'epoca longobarda, quindi ad un periodo precedente l'incastellamento, e fu riconsacrata dal vescovo Oderisio di Forcona nel 1195. Secondo la tradizione, la chiesa fu costruita sopra l'antico tempio romano di Giove Paganico e ciò giustifica la sua posizione periferica rispetto al centro medievale del borgo, posto in posizione sopraelevata.
Della sua origine antichissima, restano soltanto pochi elementi, come quella lastra scultorea posta in facciata, rappresentante un lupo che insegue una cerbiatta, mentre due pavoni sovrastano la scena. L'impianto medievale fu completamente alterato da due interventi di restauro. Il primo, tra il 1648 ed il 1655, diede alla chiesa forme barocche, di stampo neo-borromiano, ed aggiunse una balconata in ferro sulla facciata, alla quale si accede attraverso un grande finestrone. Il secondo restauro, tra il 1786 ed il 1789, creò la copertura a volta, ancor oggi visibile.
L'interno della chiesa, di forma cruciforme, sembra richiamare la Chiesa del Gesù di Roma. La navata unica è cadenzata da sei cappelle e da tele risalenti al XVII e al XVIII secolo. Oltre alle pale seicentesche che adornano il transetto e raffiguranti la Visitazione e la Sacra Famiglia, il vero tesoro della Chiesa di Santa Maria Assunta è sicuramente il crocifisso in legno del Quattrocento, che impreziosisce l'altare maggiore, e la Madonna del cardellino, che, trafugata circa 40 anni fa, è stata recentemente recuperata. (Scheda tecnica della Chiesa)
Prima del terremoto del 2009, il Lunedì di Pasqua di ogni anno, le reliquie dei Santi, conservate della Chiesa di San Giustino (vedi oltre), venivano esposte dalla balconata della facciata alla devozione dei fedeli, che si riunivano in preghiera nella piazza antistante,, sul far della sera. Così si festeggiava la festa di San Giustino, patrono di Paganica, quando migliaia di turisti riempivano le strade animate da bancarelle colorate e dal profumo dei dolciumi. La festa terminava con il magnifico spettacolo dei fuochi pirotecnici, che scendevano come una cascata sulla facciata della Chiesa di Santa Maria Assunta, mentre la fontana al centro della piazza suonava la sua gorgogliante nenia primaverile...

La Chiesa di Santa Maria Assunta sullo sfondo di Piazza Umberto I (Paganica.it)


Camminando lungo lo stretto Corso Duca degli Abruzzi, che un tempo doveva essere una delle vie più importanti di Paganica, si giunge al Largo Garibaldi, dove si trova la monumentale Fontana di Sant' Antonio. La fontana, restaurata recentemente, fu costruita nel 1800 e fu completata solo agli inizi del secolo successivo. Nella parte posteriore della fontana, tre lavatoi coperti completano il monumento. Era questa una delle due fontane più importanti del borgo, costruita affinché anche la povera gente potesse usufruire dell'acqua pubblica. Qui, le donne del paese si riunivano per attingere acqua con le loro conche di rame o per risciaquare i loro panni, intonando nenie antiche, modulate sullo sciabordìo dell'acqua. (scheda tecnica)


La facciata della Fontana di Sant'Antonio prima del restauro (Paganica.it)


Non lontano dalla Fontana di Sant' Antonio, in Largo Garibaldi n.6, si trova il Palazzo Nannicelli, l'abitazione appartenuta ad una delle famiglie più potenti del paese. L'edificio fu costruito nel XVI secolo, sotto Aloisio e Luigi Nannicelli, in muratura continua, con volte a padiglione. L'esterno conserva il portale principale con stipiti e archivolto a specchi e listelli. Sull'arco si conserva lo stemma della casata dei Nannicelli. 

Percorrendo Via degli Angeli, verso l'antico centro di Paganica, ci si inoltra nella parte del borgo in cui il Medioevo ha lasciato una delle sue testimonianze più belle e rare. Si tratta della trecentesca Casa Gotica, in Via degli Angeli n.87, con la sua bellissima porta ogivale sormontata da un cordolo lapideo, che sembra riportare indietro ad un passato lontano. 
Oggi, l'edificio, costruito con mattoni di pietra, è abbandonato a se stesso, ferito dal terremoto del 2009, che ha lasciato integra solo la facciata e ha causato il crollo del tetto.

Casa Gotica in Via degli Angeli


Salendo verso la parte più alta del borgo, verso quella specie di acropoli che domina il paese, percorrendo l'acciottolata Via Monsignor Giuseppe De Rubeis, si arriva nel cuore della zona più antica di Paganica. Lì, un tempo, esisteva un antico Castello, che fu edificato nel XIV secolo, insieme alle mura, ma fu ben presto distrutto. Nel 1423, infatti, dopo la sconfitta di Paganica contro Braccio da Montone, quest'ultimo pose il suo quartier generale, con i Capitani di Ventura, proprio qui, nel Castello paganichese. Non molto tempo dopo, Braccio da Montone fu sconfitto nella battaglia di Bazzano da Lalle Camponeschi, che occupò il Castello e nel Giugno del 1424 lo distrusse. 
Sulle macerie di quella fortezza, due secoli dopo, sorse la bellissima Chiesa di Santa Maria del Presepe, chiamata anche Chiesa del Castello. La costruzione della chiesa, iniziata due anni prima, si concluse il 4 Luglio 1605 per volere del Vescovo Giuseppe De Rubeis ed i lavori furono affidati al capomastro Innocenzo Rotellini di Paganica, che riutilizzò le pietre dell'antica fortezza trecentesca. Questa divenne la chiesa più importante del paese, a protezione della quale il Vescovo De Rubeis pose al suo interno le reliquie di diversi Santi: San Vittorino e 40 Martiri Amiternini, Santa Cecilia e Santa Apollonia e concesse l'Indulgenza dai peccati per chiunque la visitasse nel giorno dell'anniversario della sua consacrazione, anniversario che durò fino al 1750.
La chiesa ha un corpo longitudinale, che si innesta su un altro corpo traverso. Il suo interno riceve luce da un alto rosone che pende sul bellissimo portale incastonato tra due colonne e getta un raggio di luce sul seicentesco altare maggiore barocco, in legno intagliato e decorato a più colori.

Veduta della Chiesa di Santa Maria del Presepe o del Castello (Paganica.it)


Proprio difronte la Chiesa di Santa Maria del Presepe, si erge il Palazzo De Rubeis, costruito anch'esso con le pietre dell'antico Castello. L'edificio, innalzato da maestranze locali nel XVI secolo, ha una pianta a L con cortile e conserva coperture a volte a padiglioni. Sulla facciata, ancora è visibile lo stemma della casata dei De Rubeis, posto sul portale durazzesco del '500. Successivamente, il palazzo fu acquistato da un'altra famiglia, i De Paulis, e per questo motivo è conosciuto anche come Casa De Paulis.

Riscendendo dalla sommità del paese attraverso Via Giovanni De Paulis, ci si inoltra in un nuovo groviglio di vicoli e viuzze, tra i quali si respira un passato medievale, nell'antico rione della Fontevecchia. Qui, lungo Via Tagliamento, si incontra quello che è il simbolo di questo quartiere: la suggestiva Fontana della Fontevecchia. Costruita nel XV secolo, questa fontana fu per secoli l'unico punto in cui tutta la popolazione di Paganica poteva attingere acqua, prima della costruzione dell'altra fontana del borgo, quella di Sant' Antonio. E' facile immaginare le donne d'un tempo accovacciate sotto l'arco in pietra che copre la parte centrale della fonte, intente a riempire le loro ampie conche. Il lungo abbeveratoio sulla destra dell'arco fu aggiunto durante il 1500, per poter permettere ai pastori di dissetare il loro bestiame, che nelle ore mattutine e serali si riuniva qui (scheda tecnica).

La Fontevecchia nel cuore del paese (foto di Paganica.it)

La fontana conserva incastonato, proprio sull'arco centrale, lo stemma di Paganica. Lo stemma raffigura di profilo un busto umano, incoronato da una ghirlanda di alloro e posto su tre borghie; una catena cinge il collo della figura, che stringe in bocca una rosa. Si tratta della raffigurazione del negro pagano, simbolo di questo borgo, che sostituì l'immagine della Madonna già negli stemmi araldici delle bandiere, con cui gli abitanti di Paganica scesero in armi contro Fortebraccio da Morrone (maggiori informazioni).
Nel paramento lapideo, la fontana conserva una pietra scolpita con una croce ad otto punte, che risalirebbe al XII secolo e sembra testimoniare un'antica presenza dei Crociati a Paganica. Questa presenza sembra essere alquanto verisimile se connessa con Mauro di Rainone, detto il Moro, che nel 1109 donò una cospicua proprietà alla Chiesa di Santa Maria Assunta. Ciò, del resto, non dovrebbe stupire se si pensa che tutto il territorio della città di L'Aquila è costellato di simboli e riferimenti ai Crociati e all'Ordine dei Templari, che sembrano essere legati alla figura di Pietro del Morrone, cioè Papa Celestino V, il "Papa del gran rifiuto" della Divina Commedia dantesca.

Lo stemma di Paganica scolpito sulla Fontevecchia (foto di Paganica.it)


La Fontana della Fontevecchia non è la sola opera di Paganica che conserva riferimenti ad un mondo legato all'esoterismo. All'interno della Chiesa di San Giustino, edificata laddove oggi si trova il cimitero del paese, si conserva sulla parete laterale una scacchiera, che doveva rappresentare il campo di battaglia di Deva ed Asura, le due forze opposte e complementari su cui si basa l'equilibrio del creato.
La Chiesa di San Giustino fu costruita su una primitiva chiesa risalente ad un periodo compreso tra l' VIII ed il IX secolo. Oggi, essa conserva ancora l'aspetto che gli diedero i Benedettini nel XII secolo: una facciata a terminazione orizzontale, impreziosita da un portale principale decorato, risalente al XII secolo. Affianco alla facciata, si erge una maestosa torre campanaria, mentre ai lati si trovano due portoni che permettevano accessi secondari nell'edificio. 
L'interno della chiesa è diviso in tre navate, con abside semicircolare; le navate sono divise da colonne, che riutilizzano elementi di età romana e medievale. Le pareti, che oggi si presentano completamente vuote, dovevano un tempo essere completamente ricoperte di affreschi. All'interno della chiesa si trova una cripta a tre navate, in cui si conservano quelle reliquie che durante la Festa di San Giustino vengono esposte sul balcone della Chiesa di Santa Maria Assunta. La leggenda vuole che questa cripta sia collegata con un cunicolo alla Chiesa di Santa Giusta di Bazzano (scheda tecnica).
Dalla Chiesa di San Giustino, proviene l'epigrafe che attesterebbe l'esistenza di Paganica già durante il periodo della Roma repubblicana. L'epigrafe, studiata e descritta anche dal famoso storico-filologo Theodor Mommsen, fa riferimento al Prefetto romano Licinacio e si tratterebbe della più antica testimonianza archeologica di un Prefetto romano.
Sempre proveniente da questa chiesa è la bellissima lastra di recinzione presbiteriale, databile tra l'VIII ed il IX secolo, finemente decorata, sul cui retro di legge l'iscrizione, che riporta il nome dei donatori. La lastra è oggi conservata nel Museo Nazionale d'Abruzzo (scheda tecnica).

La Chiesa di San Giustino nei pressi del cimitero


Tornando verso la base del paese, verso la sua parte più nuova, attraverso la stretta Via degli Orti, si giunge in Via Cesare Battisti. Nella strada parallela a questa via, lungo Via Oberdan, che conduce al vicino paese di Camarda, si trova la famosa Villa Dragonetti, uno degli esempi più belli di edifici signorili aquilani costruiti tra il Settecento e l'Ottocento. 
In realtà, la struttura originaria di Palazzo Dragonetti risale già all'XI secolo, ma subì modifiche nel corso del tempo almeno fino ad un periodo compreso tra il XVIII ed il XIX secolo; è proprio quest'ultimo periodo ad aver lasciato le maggiori tracce stilistiche nell'aspetto dell'edificio.
Al piano terra della villa corre una galleria che collega i due ingressi dell'edificio e lungo la quale sono posti busti marmorei di epoca romana, secondo il gusto neoclassico della famiglia Dragonetti.
Salendo al primo piano della villa, dove si trovano gli appartamenti nobiliari, si resta disorientati difronte al bellissimo bestiario diffusamente dipinto sulle pareti, che riproduce sin nei minimi particolari gli animali conosciuti ed in modo più sommario quelli esotici, come prodotti dall'immaginazione e dal "sentito dire".
La meraviglia del visitatore aumenta percorrendo i corridoi che collegano tutte le stanze, per la quantità strabiliante di affreschi e decorazioni che riempiono le pareti. Questi affreschi furono realizzati nei primi anni del 1800, da artisti francesi, per ordine di Giacinto Dragonetti al rientro dal suo esilio, come omaggio per il nipote Alfonso. Sono proprio queste decorazioni che hanno fatto di Villa Dragonetti un caso unico in Abruzzo.
Ma sicuramente il vero gioiello di questo Palazzo è rappresentato dal favoloso giardino all'italiana che si apre, con i suo 4.000 metri quadri di verde, davanti l'ingresso un tempo secondario.
Oggi, Villa Dragonetti, completamente restaurata, è una delle più belle residenze storiche in cui poter spendere le proprie vacanze, all'insegna della natura e dell'arte, in un ambiente ricercato ed elegante.

Villa Dragonetti


Proseguendo in direzione del vicino paese di Camarda, lungo Via Oberdan, che presto cambia nome in S.S.17, due picchi rocciosi si incrociano sulla strada, offrendo uno spettacolo arricchito dalla presenza di una chiesa incastonata tra le rocce. Si tratta del suggestivo Santuario della Madonna d'Appari, edificato probabilmente intorno al XV secolo, laddove si racconta che la Madonna sia apparsa ad una pastorella che si recava in quel luogo per pregare davanti un'antica edicola, al posto della quale sorse la Chiesa.

Il Santuario della Madonna d'Appari (Paganica.it)

Il viaggiatore che passa davanti al Santuario della Madonna d'Appari non può non fermarsi un momento, incantato e quasi rapito da una scenografia da sogno, che infonde tranquillità e pace. Passeggiare lungo il viottolo che conduce alla Chiesa, costeggiando e ascoltando la nenia fresca e gentile del ruscello del Rajale che scorre tra le rocce e lambisce le mura del Santuario, dona una comunione quasi divina con la natura che circonda questi luoghi fuori dal tempo.




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