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San Pietro della Ienca: il ricordo della beatificazione di Papa Wojtyla




Scende la placida e serena sera, umida, come è la sera di Maggio quassù in montagna, a 1160 metri di altitudine. Laggiù, ad una ad una si accendono le luci rosse di San Pietro della Ienca, soffuse, come tanti ricordi che illuminano il piccolo paesino di pietra in cui Lui amava ritirarsi in preghiera, da solo, senza telecamere, senza spettatori, senza fedeli, soltanto con Dio.

Quassù, decine e decine di persone accendono le loro fiaccole, in silenzio, senza rumore, come se stessero aspettando qualcosa o ascoltassero una voce lontana che non si può udire con l'udito. Nel cuore di tutte queste persone, vi è soltanto un senso di pace e di tranquillità, che da anni avevano obliato.
Alla luce calda della fiaccola, una lacrima scintilla e tremola sul ciglio di una fanciulla, indugia, poi scende e si adagia al suolo, come una goccia di pioggia primaverile che riscalda la terra ancora assopita nel gelo invernale.

Non un soffio di vento, non stormire di fronde, non il cinguettìo di un uccello notturno accompagnano le decine di fiaccole, che rischiarano questa notte così placida, muovendosi lente verso il piccolo paesino di San Pietro della Ienca e la sua umile chiesa in pietra, che più volte accolse Lui, riparandolo dalle piogge estive.

In questo modo, tutta la Natura attende questa notte di 1° Maggio la beatificazione di Giovanni Paolo II, quel Papa Wojtyla che l'aveva così tanto amata e aveva riconosciuto in essa il capolavoro miracoloso di Dio. Così, ora, essa vuole rendere omaggio al suo più grande amico ed ospite, in silenzio, tacendo.

Dalla piccola chiesa in pietra, solo note soffuse si diffondono per i prati umidi e le cime ancora innevate ed immobili.
E lassù, nell'eternità del cielo notturno, si dipinge il sorriso della pallida luna.








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