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San Pietro della Ienca e l'Armonia di Dio


Chiesetta del Papa d'inverno (www.sanpietrodellaienca.it)

Avete mai raggiunto un luogo e provato una strana sensazione di pace e tranquillità quasi divine, come se tutt'intorno regnasse un'armonia perfetta, in cui ogni cosa trova la sua giustificazione? E' proprio questa l'atmosfera che si respira quassù, in questo piccolo borgo, abbandonato ed isolato dal resto del mondo, che ha nome San Pietro della Ienca.
Una decina di case in pietra circondano una piccola chiesetta di montagna, semplice e bella come solo la semplicità può essere. Chissà quanti pastori dovettero trovare rifugio in essa, durante i loro lunghi viaggi, in compagnia soltanto del loro gregge. E chissà quanti Natali essa accolse sin dai tempi antichi, quando a rischiarare la notte innevata potevano essere solo i caldi lumi di fiaccole danzanti e le dolci voci di fanciulle che cantavano la loro fede a Dio; e, tutt'intorno, l'umido silenzio.

Ogni pietra di questa  chiesetta, ogni sasso che compone queste semplici abitazioni racconta una storia antica e lontana, che rivive nell'immaginifica memoria di ogni passante, che sappia fermarsi ad ascoltare. Sono storie di un tempo che fu, quando si gioiva per un sorriso o per un bacio rubato dietro i rami di un mandorlo in fiore; quando le valli risuonavano dei canti di laboriosi contadini, curvi sulle bionde messi, e le strade acciottolate si riempivano delle risa di giovani pastorelle che conducevano le mucche al pascolo.
E mentre le prime rondini tessono in cielo i loro melodiosi ricami, la vecchia fontana canta una nenia antica e continua, cristallina come l'acqua che scroscia nei suoi gorgoglii. Ancor mi pare di vedere le donne davanti ad essa, in attesa di riempire la conca di bronzo che portano sul capo, ridenti perché l'indomani è giorno di festa. E, tutt'intorno, è pace.

La fonte di San Pietro della Ienca
Continuo a camminare lungo il sentiero che conduce alla parte più bassa del borgo di San Pietro della Ienca e lì, sulla destra, un antico forno, dal quale un tempo doveva espandersi il caldo profumo del pane fatto in casa; e, affianco, una porticina di legno, chiusa con un chiavistello di ferro, nasconde la casa del fornaio, i cui pronipoti, chissà dove, non ne hanno dimenticato anche l'esistenza. Da una piccola fessura, si vedono le pareti piene di attrezzi arruginiti un tempo indispensabili: un giogo, un setaccio, una pala e tanti altri di cui oggi si è perso anche il nome.

Laggiù, a valle, si scorge tra le verdeggianti querce un'antica stalla restaurata in abitazione, dai tetti rossi e le porte in legno, circondata da un muro di pietre, a cui è appoggiata una catasta di legna ormai secca. Mi avvicino, dischiudo la porta e dopo il camino in pietra, meraviglia: una piccola grotta, illuminata da una flebile luce... Era forse lì che qualche pastore doveva conservare i suoi formaggi, che odoravano del profumo dell'erba verde e rigogliosa di questi pascoli. Era forse lì che il Papa poteva aver trovato rifugio in una delle tante visite a questo piccolo paesino sperduto e abbandonato dal mondo, quando il cielo ed il mondo erano coperti dalla bianca e silenziosa neve...

Questo è il luogo in cui ognuno può ritrovare se stesso, dove può sottrarsi agli inutili disordini di una vita artificiale, dove può rifugiarsi dalle effimere necessità giornaliere per ricercare l'essenzialità della propria esistenza. Qui, mi son fermato e qui, per la prima volta, ho ascoltato l'armonia soave e perfetta dell'esistenza. Qui, si fermava Papa Wojtyla e qui ascoltava la voce di Dio. Questi sassi, questa chiesetta, queste case, il borgo in pietra di San Pietro della Ienca è il suo Santuario.




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