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Lo zafferano di Navelli: l'oro rosso d'Abruzzo



La pianta dello zafferano è una dei prodotti tipici DOP di eccellenza più antichi, che caratterizzano un'area ben delimitata del territorio dell'Abruzzo, inserita all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, nella Provincia di L'Aquila.

La parte utilizzata della pianta dello zafferano è lo stimma, ossia il filamento di colore rosso che sovrasta l'ovario. Gli stimmi dello zafferano trovano molteplici applicazioni ed utilizzi, in particolare: nella farmacopea per curare alcuni disturbi; in cucina, quale pregiata spezia; come colorante naturale sia per capi di abbigliamento, che per alcuni prodotti alimentari.

LA STORIA DELLO ZAFFERANO DI NAVELLI
La coltura dello zafferano (Crocus sativus), secondo la tradizione, sembra sia stata introdotta a Navelli, alle falde del Gran Sasso, sul finire del Medioevo da un monaco di ritorno dalla Spagna dove questo bel fiore era stato diffuso dagli Arabi. Non è da escludere, però, che la pianta venisse coltivata in qualche recondita vallata dell'Appennino centrale in periodi antecedenti.
Nei secoli passati, la coltivazione dello zafferano interessava molti territori montani dell'Abruzzo e costituiva una ricchezza commerciale di grande rilievo. La produzione di zafferano, infatti, veniva, per la quasi totalità, esportata nel nord Italia e, in modo particolare, nei Paesi dell'Europa settentrionale. La fortuna dell'Aquila, città situata nel cuore dell'area di produzione dello zafferano, per diversi secoli, ebbe fondamento proprio sul commercio dello zafferano e sulla lana delle pecore di razza Gentile di Puglia che pascolavano sulle montagne circostanti.



COME SI PRODUCE LO ZAFFERANO
I fiori vengono raccolti da mani esperte, con un lavoro paziente e certosino, nelle fredde mattine d'autunno, quando sono ancora socchiusi, per evitare che il loro prezioso contenuto possa andare perso. Nelle abitazioni si procede ad aprire i fiori di colore liliacino per estrarne i filamenti che vengono asciugati sul fuoco. E' questo l'oro rosso del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga: un grammo di zafferano costa quanto un grammo del prezioso metallo in conseguenza del complesso lavoro che la sua coltivazione richiede, in particolare per le operazioni di raccolta che sono effettuate esclusivamente a mano, senza l'ausilio di mezzi meccanici. 

Le difficoltà nella coltivazione costituiscono la causa dell'abbandono su vaste aree della coltura dello zafferano. Nei secoli passati, venica ancora diffusamente piantato in Abruzzo, lungo le valli dell'Aterno e del Tirino, nella Conca Peligna, nella Marsica e sul versante teramano del Gran Sasso. Solo sullo spettacolare altopiano di Navelli, segnato dalla geometrica divisione dei campi aperti e ravvivato dalle splendide fioriture dei mandorli, la coltivazione dello zafferano è sopravvissuta, radicata in quella che fu la sua roccaforte storica.

Lo zafferano della piana di Navelli costituisce una risorsa biologica, culturale ed economica di eccezionale valore. Prodotto unico e prezioso, espressione dell'interazione armonica tra una natura straordinaria e il lavoro duro e testardo dell'uomo che nei millenni ha plasmato quest'area, trasformandola in uno dei paesaggi agrari più belli e singolari d'Italia e del mondo.


DOVE SI PRODUCE LO ZAFFERANO
L'area di produzione dello zafferano DOP include un ben delimitato territorio della Provincia di L'Aquila, comprendente i Comuni di Barisciano, Caporciano, Fagnano Alto, Fontecchio, L'Aquila, Molina Aterno, Navelli, Poggio Picenze, Prata d'Ansidonia, San Demetrio ne' Vestini, San Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi, Villa S. Angelo. 
La coltivazione è praticata ad un'altitudine compresa tra i 350 ed i 1000 metri s.l.m.




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Ricetta delle Scrippelle mbusse d'Abruzzo (o scrippelle al brodo)




Difficoltà: Facile
Costo: Basso
Tempo di preparazione: 2 ore
Provenienza: Provincia di Teramo


Ricetta tipica della cucina abruzzese, le "scrippelle 'mbusse" sono in realtà una rivisitazione di una ricetta francese, le classiche crepes, ma servite in brodo. Si tratta di uno dei piatti più delicati della cucina d'Abruzzo, dalla semplice realizzazione e originario della zona di Teramo.
La preparazione di questo piatto si divide in due momenti: la realizzazione delle scrippelle e la preparazione del brodo in cui verrano servite.


INGREDIENTI (per 6 persone): 

Per le scrippelle: Per il brodo:

- 6 uova
- 12 cucchiai di farina
- Acqua
- Sale
- Prezzemolo tritato
- Pecorino grattuggiato
- Parmigiano grattuggiato

- 300 gr di punta di petto di manzo
- 300 gr di muscolo bovino
- 1 osso di bovino
- 1 ala di tacchino
- 1 carota
- 1 patata
- 1/2 cipolla




PREPARAZIONE 
Per le scrippelle:

1) In una ciotola, sbattete le uova con un pizzico di sale; quindi, aggiungete la farina e mescolate con energia il composto, magari usando una frusta da cucina.
2) Unite lentamente acqua continuando a mescolare, finché il composto non sarà amalgamato, aggiungendo una spolverata di prezzemolo.
3) Scaldate un padellino da crepes e imburratelo con burro fuso.
4) Aggiungete il composto preparato precedentemente, versandone poco più di un mestolo; quindi, roteate il padellino finché il composto non ne occupi tutta la superficie e lasciate cuocere a fuoco lento.
5) Fate asciugare la scrippella da entrambe le parti; quindi, toglietela dal padellino stando attenti a non romperla e lasciatela raffreddare. Ripetete le operazioni 4 e 5 per ogni scrippella da realizzare.
6) Versate una spolverata di pecorino e chiudetela arrotolandola.

Per il brodo:
1)  In una pentola, bollite insieme la carne di manzo, l'osso di bovino, 1 ala di tacchino, 1 carota, 1 patata e mezza cipolla, unitamente ad un cucchiaio di olio extravergine di oliva e sale quanto basta.

2) Lasciate bollire il brodo per circa due ore; quindi, passatelo al colino.

3) Tagliate via le estremità delle scrippelle e disponetele in fila nei singoli piatti.

4) Aggiungete il brodo sulle scrippelle, servendolo caldissimo.

5) Aggiungete una spolverata di parmigiano o pecorino.

Buon appetito!






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Eremo di San Domenico Abate a Villalago



La storia del Santuario di San Domenico Abate

Il santuario di San Domenico Abate (951 -1031) si trova nella Valle del Sagittario, a circa un chilometro da Villalago e non distante dai borghi di Anversa degli Abruzzi e Scanno. La sua fondazione si deve all'arrivo di San Domenico all'inizio del XI secolo, quando elesse a sua dimora proprio questo luogo, chiamato "Prato Cardoso" o "Plataneto". Qui costruì da sé una piccola cella in cui innalzò un altare intitolato alla SS. Trinità. Visse in questi luoghi per almeno sei anni, in profondo raccoglimento, finché fu rintracciato dai Conti di Valva, signori della zona, che gli chiesero di fondare nel proprio territorio un monastero dedicato a San Pietro Apostolo e più noto come San Pietro del Lago, a pochi chilometri da Villalago. La data esatta di fondazione non è nota anche se è tradizionalmente fissata al 1017.

Nel 1069 i Conti di Valva donarono il monastero all'Abbazia di Montecatini con tutti i suoi beni, tra i quali compare anche il santuario, definito nell'atto di concessione "Monastero degli Eremiti", pure intitolato a San Pietro Apostolo. Successivamente, l'intero luogo in cui sorge il santuario prese il nome di "Deserto di San Domenico Abate" in riferimento al termine greco "eremos", che ha il significato di "luogo solitario".

Dopo la fase medievale, le prime tracce sull’esistenza di una chiesa in “Prato Cardoso” risalgono soltanto al 1583.
Le notizie riguardanti la chiesa diventano più ampie soltanto nel XVIII secolo. Nel 1765, Filippo Paini, vescovo della diocesi di Valva e Sulmona, visitò la chiesa e la trovò in buono stato. In quella stessa occasione, mons. Paini avrebbe raccomandato di porre un cancello all’ingresso della grotta del Santo, per preservare le travi di legno costituenti la “Sacra Lettiera” su cui Egli dormì. I fedeli, infatti, usavano staccarne schegge a mo’ di reliquie. Nel 1988, i tronchi rimasti furono quasi distrutti da un incendio e i pochi resti sopravvissuti sono oggi conservati in una teca nella cappella di San Domenico Abate, nella chiesa parrocchiale di Villalago.





La piccola chiesa fu sempre meta di pellegrini. Segni del grande flusso di pellegrini sono rappresentati da croci incise sul basso portale che immette sulla scalinata conducente alla grotta  del Santo.
Nel 1775, la chiesa sarebbe stata sottoposta a una profonda ristrutturazione. Pare che l’edificio fu totalmente demolito e ricostruito secondo una forma migliorata. Fu aggiunta la casa per gli eremiti, la statua di San Domenico Abate orante (databile almeno dal 1812) e sarebbe stato installato nella porta d’ingresso anche il bel portale rinascimentale recuperato dai ruderi del monastero di San Pietro del Lago.
Sempre al 1775 risalirebbero anche certi dipinti raffiguranti scene tratte dalla vita del Santo, un tempo visibili nel portico e scomparsi negli anni ’20. Quanto sappiamo di essi ci viene dai viaggiatori inglesi Anne Macdonell e dall’archeologo Thomas Ashby, passati nella Valle del Sagittario nel primo decennio del Novecento. Fu proprio Ashby a descriverne sei, datandoli al XVIII secolo: il Santo dona un proprio dente ai villalaghesi; il parroco del paese scaccia i serpenti avvalendosi proprio di tale reliquia; il Santo inseguito dai cacciatori a Castrovalva; il Santo che ammansisce un lupo feroce a Cocullo; il Santo salva un ragazzo mentre cade da un albero; il miracolo dei pesci tramutati in serpenti.


Sul finire dell’Ottocento, si ha notizia di un orticello coltivato dagli eremiti ed irrigato dalle acque della sorgente Sega. La vita degli eremiti di San Domenico Abate era scandita da un’apposita regola composta di poche semplici norme basate sul modello dei santi. Avrebbero elemosinato il pane, condotto un’esistenza pia e solitaria, recitato il Rosario ogni sera, presenziato messa, ricevuto la comunione e confessione. Gli eremiti si prendevano cura della grotta, del porticato, della suppellettile della chiesa e delle cose appartenenti al santuario. Essi non potevano mai allontanarsi dal luogo senza motivo.

Tra il 1882 ed il 1892, fu costruita la strada provinciale lungo la Valle del Sagittario che collegò Anversa degli Abruzzi a Villalago e che rese più facilmente raggiungibile il Santuario. Il ponte che collega la strada provinciale con il Santuario fu realizzato invece nel 1894.

Tra il 1920 ed il 1928, lungo il fiume Sagittario fu costruita una diga poco oltre l’eremo per realizzare un invaso articificiale: il cosiddetto Lago di San Domenico Abate, le cui acque sarebbero state convogliate nella centrale idroelettrica di Anversa degli Abruzzi per produrre l’energia necessaria ad alimentare la linea ferroviaria Roma-Pescara. Poiché il lago avrebbe sommerso parte del Santuario e dell’area circostante, furono apportate delle modifiche: la casa degli eremiti fu chiusa e ricostruita al di sopra della nuova strada conducente al Santuario; la chiesa fu ampliata e assorbì il portico; il ponte del 1894 fu rasati e sostituito da quello attuale, più lungo. Con i lavori degli anni ’20, inoltre, sparirono i dipinti settecenteschi del portico, sostituiti con quelli attuali del pittore villalaghese Alfredo Gentile.




La chiesa del Santuario di San Domenico Abate

L’interno della chiesa per come lo vediamo oggi è ad unica navata, con un grande altare in stile neogotico ricco di pinnacoli, angeli oranti, pannelli policromi ed effetti di finto marmo. Nell’ancona una bella statua lignea di San Domenico Abate (1812 circa), colto in preghiera.

Alla base dell’altare, risalta il bel paliotto del 1761 in stucco colorato, di scuola napoletana, decorato da motivi floreali, uccelli e due angeli al centro della scena che sorreggono un sole raggiante coronato con all’interno il trigramma IHS. L’opera fu commissionata dall’eremita villalaghese Francesco Iafolla (1702 – 1785) a tale Giuseppe Mancini, probabilmente lo stesso autore di due paliotti conservati in Castrovalva (AQ).

Sulla volta notiamo dipinti di Gentile raffiguranti una Madonna con Bambino e un San Francesco con il lupo. Sempre a Gentile si devono anche il Sant’Antonio da Padova, a sinistra, e il San Domenico Abate che che guarisce un’ossessa, a destra.

Accanto alla porticina di servizio è visibile una Madonna con Bambino (sec.XIX), particolare per la presenza di scritte autografe lasciate dai visitatori ottocenteschi, raccolta in una grossa nicchia riscoperta per caso nel 1965. Questa conteneva, oltre al dipinto, anche una pregevole statua in terracotta del sec. XVI, raffigurante  San Domenico Abate e ch, per ignote ragioni, fu poi rimurata in un’altra cavità sul lato sinistro dell’edificio, dove restò chiusa fino al 2005, quando fu recuperata.

Infine, ricordiamo le stazioni della Via Crucis esterna, pure dipinta da Gentile, e sul ponte la cosiddetta “Via di San Domenico”, realizzata nell’Anno Giubilare, composta da un tappeto di mattoni rossi e bianchi con incisi i nomi di quanti hanno contribuito all’opera.


COME ARRIVARE

Come arrivare all'Eremo di San Domenico Abate:
  • In auto da Roma: Prendere l'Autostrada A25 Roma-Pescara ed uscire al casello di Cocullo. Imboccare la Strada Provinciale Via S.Maria in Campo in direzione di Anversa degli Abruzzi. Oltrepassare Casale di Cocullo e proseguire sulla medesima strada fino ad arrivare ad Anversa degli Abruzzi. Quindi, proseguire in direzione di Villalago.

  • In auto da Pescara: Percorre l'Autostrada A25 in direzione Roma fino all'uscita di Cocullo. Imboccare la Strada Provinciale Via S.Maria in Campo in direzione di Anversa degli Abruzzi e proseguire in direzione di Villalago.

  • In auto da L'Aquila: Prendere l'Autostrada A24 L'Aquila-Roma e percorrerla fino al raccordo con l'Autostrada A25 Roma-Pescara. Quindi, imboccare l'Autostrada A25 Roma-Pescara e proseguire fino all'uscita di Cocullo. Uscire al casello di Cocullo e imboccare la Strada Provinciale Via S.Maria in Campo in direzione di Anversa degli Abruzzi. Proseguire in direzione di Villalago.

  • In bus da Roma: Dalla stazione Tiburtina di Roma, prendere l'autobus Arpa fino a Sulmona e scendere alla Villa Comunale di Sulmona. Dalla Villa Comunale di Sulmona, prendere l'autobus Arpa per Scanno e scendere nei pressi di Villalago.

  • In bus da Pescara: Dalla stazione degli autobus di Pescara, prendere bus per Sulmona. Scendere alla stazione degli autobus e prendere bus Arpa per Scanno.

  • In treno: Sia da Roma che da Pescara, prendere il treno per Sulmona (orari da Roma: 7.47 - 12.35 - 14.05 - 16.20 - 18.30). Dalla stazione degli autobus di Sulmona, prendere bus Arpa per Scanno e scendere nei pressi di Villalago.

MAPPA

Mappa dell'Eremo di San Domenico Abate


FOTO










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